L'ABBAZIA MEDIOEVALE DI SANTA MARIA A FOLLINA
Cenni storici
L'abbazia di Follina è ricordata per la prima volta in un
documento del 1127 trascritto nel secolo XVII e riportato nel Codice Ms.
109 della Biblioteca Comunale di Treviso, nel quale si legge che l'abate
Bernardo vende tre campi di terra ad un certo Arpone. 'Anno Domini
Millesimo centesimo vigesimo septimo die sexto intrante octobri'
Presbiter Ugo pro verbo Bernardi Abbatis de la Follina''; doveva dunque
già esistere un monastero, del quale per' non si conosce la data
esatta della fondazione.
Secondo alcune fonti, nella metà del sec. XII a Follina c'era una
comunità dell'Ordine Cistercense proveniente da Milano; altre
affermano che prima c'era una comunità di abati benedettini,
dipendenti da S. Fermo di Verona, sostituiti poi dai cistercensi.
Tal' uno sostiene che i monaci benedettini hanno voluto passare
all'Ordine Cistercense, altri invece che hanno lasciato Follina e sono
stati sostituiti dai cistercensi, fatto non infrequente in quegli anni
di riforma della vita religiosa da parte dell'Ordine Cistercense.
Nella Breve di Innocenzo II del 25 novembre 1139 la chiesa di Follina
non è elencata come dipendente dall'abbazia di S. Fermo di
Verona, mentre, secondo lo storico veronese Biancolini, l'abbazia
è elencata tra quelle dipendenti da S. Fermo di Verona nella
Breve di Anastasio IV del 9 giugno 1154, in cui compare il nome Tolma
che, secondo lo studioso, starebbe a significare Follina.
Con un documento del 24 luglio 1217 Onorio III risolve a favore di
Follina una lite sorta tra i benedettini di S. Fermo che richiedono un
pagamento ai monaci di Follina e questi ultimi, i quali si dichiarano
indipendenti da S. Fermo ormai da quarant'anni e appartenenti all'Ordine
Cistercense.
Pare quindi certo che un monastero benedettino, probabilmente dipendente
da S. Fermo di Verona, esistesse a Follina prima che arrivassero i
cistercensi. Mancano per' notizie certe anche sulla fondazione
cistercense di Santa Maria di Sanavalle (furono i cistercensi che
battezzarono Follina con il nome Sanavallis).
L'Ordine Cistercense, fondato a Citeaux in Borgogna nel 1098, nel sec.
XII si diffuse in tutta l'Europa, soprattutto ad opera di S. Bernardo da
Chiaravalle che fond' diverse abbazie in Italia. Forse Follina fu tra
queste, ma nessun documento lo prova.
Le fonti pi' antiche risalgono al secolo XVII, ma uno storico, il De
Visch, e dopo di lui molti altri, riporta come data della fondazione
cistercense di Santa Maria di Sanavalle il 29 maggio 1146, probabilmente
rifacendosi ad una fonte ora perduta.
In quell'epoca, secondo lui, giunse a Follina da Chiaravalle di Milano
un gruppo di monaci cistercensi con a capo l'abate Stefano.
L'abbazia di Follina rest' legata a quella di Chiaravalle, infatti negli
Statuti del Capitolo Generale dell'Ordine Cistercense di Citeaux del
1213 e del 1222, si legge che all'abate di Chiaravalle di Milano fu
inflitta una pena di 'tribus diebus in levi culpa, uno eorum pane et
aqua', perch' non aveva fatto la visita canonica alla filiale di
Sanavalle di Follina: 'abbas Claraevallis qui non visitavit filiam suam
Sanaevallis'.
La datazione 1146 non è per' riportata negli Annali Camaldolesi,
nei quali a lungo si parla dell'abbazia di Follina che pass' ai
caldolesi nel sec. XVII.
In questi Annali è detto che le prime notizie del monastero sono
incerte. Si pu' ricavare una data relativa al 1150 circa, basandosi su
una carta datata 12 gennaio 1217, in cui si parla dell'arrivo dei
cistercensi da pi' di sessant'anni e su un'altra del 1193 in cui si
parla di Follina proprietà dei monaci cistercensi già da
quarant'anni.
Altri studiosi sostengono che la costruzione del monastero cistercense
non è anteriore al matrimonio di Sofia di Colfosco con un Da
Camino (1154).
Presumibilmente fu Sofia a chiamare i cistercensi a Follina, dal momento
che nel 1170 fece delle donazioni per rendere l'abbazia ancora pi'
bella, come di legge in un atto contenuto nel Codice 109 di Treviso.
'Anno Incarnat. D.N.J.C. mill. Centesimo Septuagesimo' In Ecclesia S.
Maria de Follina in Valle Mareni. Ego quidem Comitissa Sophia, in Dei
omnipotentis nomine, offertrix, et donatrix dicte Ecclesie' offero'
Ecclesias meas''.
La famiglia Da Camino fece altre donazioni all'abbazia di Follina: nel
1124 Gabriele lasciava alla chiesa di Follina il Castello di Cison,
chiamato allora Castrum de Costa, e il Castello di Soligo; nel 1229
venne dal papa Gregorio IX sottomesso al monastero di Follina l'Ospedale
di S. Maria di Piave a Lovadina, costruito forse nel 1109.
Lo stesso papa sottomise alla giurisdizione di Follina il monastero di
S. Margherita di Torcello e nel 1324 pass' alle dipendenze di Follina
anche il monastero femminile di Belluno.
I secoli di maggior splendore per l'abbazia furono il XII, XIII, XIV.
Tra gli abati di questo periodo si ricordano: l'abate Tarino che cur' la
costruzione del chiostro nel 1268, l'abate Gualtiero da Lodi che,
secondo l'interpretazione comune che viene fatta dagli Annali
Camaldolesi, nel 1305 inizi' la costruzione della basilica, e l'abate
Nordio che la termin' nel 1335.
Fin dal 1388 la vallata in cui si trova Follina era signoreggiata dalla
Repubblica di Venezia che controllava il passo S. Boldo, il passo
Praderadego e il Castello di Cison.
Nella sua politica di espansione Venezia si scontr' con la Signoria dei
Visconti e degli Sforza e con la politica di espansione francese in
Italia.
Essendo l'abbazia di Follina dipendente da Chiaravalle di Milano, dove
dormivano gli Sforza e i Visconti, e da Citeaux in Francia,
probabilmente Venezia vide in essa gli interessi dei suoi antagonisti e
quindi chiese a Papa Nicol' V la soppressione dei cistercensi di S.
Maria di Follina nel 1448.
Con la soppressione dei cistercensi, l'abbazia di Follina pass' in
'commenda', fu cioè affidata ad un cardinale o vescovo, detto
'abate commendatario', il quale godeva diritti e redditi e inviava sul
posto i suoi 'agenti' che molto spesso pensavano solo ai loro interessi.
Primo abate commendatario fu Pietro Barbo, cardinale e vescovo di
Vicenza. Dopo di lui la commenda fu conferita a Pietro Leoni, vescovo di
Ceneda, che consacr' la chiesa abbaziale nel 1474, come risulta dalla
lapide posta sopra la porta che dalla chiesa dà in sacrestia.
Nel 1562 fu abate commendatario il cardinale Carlo Borromeo che, si
dice, visit' la chiesa come si ricorda nella scritta sulla pietra del
lavamano, ora in sacrestia, trovato murato nella parete destra del coro.
Nella pietra si legge: qui si lav' le mani S. Carlo.
Per volere di Carlo Borromeo fu deposta una lapide sopra la tomba di
Sofia Da Camino, prima nel presbiterio della chiesa, poi asportata nel
1764 ed ora perduta.
Egli, ritenendo che un solo priore non fosse sufficiente per
amministrare i molti beni di Follina, cerc' di inviare a Follina prima
dei monaci domenicani, poi benedettini; ma nel 1573 lasci' la commenda
al cardinale Tolomeo Gallio che, essendo patrono dei camaldolesi, affid'
ad essi l'abbazia.
Nel 1717 l'abbazia pass' in commenda a Sergio Polo e sotto il governo di
questo commendatario il Papa Clemente III, nel 1739, consegnava
l'abbazia ai camaldolesi che dovevano pagare una somma all'abate
commendatario nominato dal Papa.
Ultimo abate commendatario fu il cardinale Rezzonico nel 1783. Nel 1771,
in seguito all'ordine della Repubblica Veneta, i Camaldolesi soppressero
il monastero camaldolese di Follina, i cui beni passarono in parte al
monastero camaldolese di S. Michele di Murano che li amministrava per
mezzo di un monaco (parte orientale del monastero col chiostrino
dell'abate e il cortile).
Il chiostro con le adiacenze, eccetto la chiesa, la sacrestia e il
campanile, fu acquistata nel 1774 da Domenico Bernardi, industriale di
panni, con l'obbligo di far celebrare la messa festiva e di restaurare
la chiesa. In seguito questa parte pass' ai conti Gera di Conegliano, i
quali vendettero diversi locali.
Da questo momento ebbe inizio il periodo di decadenza del complesso. Nel
1807, con la soppressione napoleonica, rimase custode della chiesa un
camaldolese di S. Michele di Murano, divenuto sacerdote, don Bonifacio
Baseggio, il quale ebbe in possesso i beni dei camaldolesi che lasci' in
eredità al comune di Follina perch' erigesse in parrocchia la
chiesa abbaziale.
La chiesa di Follina fu eretta in parrocchia nel 1820 dal vescovo di
Ceneda Giovanni Benedetto Falier, camaldolese di Murano.
In ricordo di don Baseggio fu posta una lapide sulla facciata della
chiesa, a sinistra del portale maggiore.
La parte conventuale, ancora in mano ai Gera, fu da questi ceduta alla
chiesa nel 1834.Alla fine del secolo, il prof. Torres, resosi contro
delle deturpazioni subite dalla chiesa, present' un progetto di restauro
al Ministero della P.I. e propose l'esproprio del chiostro ancora in
mano ai privati.
Ma passarono ancora degli anni.
Il 22 gennaio 1915 vennero inviati a Follina dal vescovo di Ceneda i
Servi di Maria. Nel 1918 una bomba sfond' il tetto e fece crollare il
lato orientale della chiesa e nel gennaio 1919 incominciarono i lavori
per il restauro, condotti dall'ing. Ferdinando Formatti, il quale lascia
nel già ricordato foglio commemoratico dell'incoronazione, una
testimonianza delle condizioni in cui versava la chiesa: ''si pensi ad
un soffitto piano in legno, tutto imbiancato, a pareti impiastricciate
da un grosso strato di malte sagomate o scanalature, ad architetti, a
grandi gole verticali di un falso gotico da 1848, si pensi a finte volte
crociera soffocanti le navate minori, ad altari macchinosi, a stucchi
senza gusto, ad un enorme organo accecante il grande occhio della
facciata, ad antiche finestre e porte chiuse, a vetrate moderne dai
colori urtanti''.
Le origini
L'abbazia di Follina è motivo di studio da tanti anni. Prima dei
monaci cistercensi ci furono i monaci benedettini che, senza dubbio,
dovevano avere una chiesa.
Si dice che durante i restauri del 1919-21 si trovarono i resti di due
chiese preesistenti, delle quali per' mancano notizie certe.
Nel foglio commemorativo del 25 settembre 1921, relativo
all'incoronazione della Beata Vergine di Follina, P. Luigi Grippa
scrive: ''l'esistenza di una chiesa primitiva, anteriore all'attuale
è fuor di dubbio, dopo i recenti scavi fatti sotto il pavimento
della chiesa. Anzi tracce e resti di ben due chiese, una pi' ampia
dell'altra, sono venuti in luce' L'attuale chiesa, che data dal 1305 al
1335, fu costruita ampliando quella precedente, la quale comprendeva
l'area del coro con il presbiterio e parte della navata centrale. A sua
volta a questa ne preesistette una terza, edificata forse dai
cistercensi, quando vennero a stabilirsi in Follina''.
L'ing. Forlati sostenne di aver visto durante i restauri i resti di una
piccola chiesa a tre navate, la centrale con abside circolare, che si
trovava tra la parte orientale della navata centrale e quella della
navata sinistra.
In un opuscolo, la cui pubblicazione fu curata da P. Giocondo Maria
Todescato, si legge: 'Alla chiesa trecentesca dovettero precedere altre
due chiese: la prima, ,costruita dai monaci benedettini, i primi
arrivati in questo luogo; la seconda dai cistercensi, terminata
probabilmente prima del 1268, anno in cui venne terminato il chiostro.
Lelia Fraccaro De Longhi, in uno studio sull'abbazia di Follina,
estratto da 'Arte Lombarda', sostiene che la chiesa attuale non è
un ampliamento di una precedente, ma nacque con le strutture che
presenta oggi, in epoca anteriore alla costruzione del chiostro e la
data 1305 ' 1335, trovata negli Annali Camaldolesi, comunemente citata
come relativa alla costruzione della chiesa, andrebbe riferita a
rialzamenti dell'edificio, all'erezione dell'attuale facciata o a
modifiche della stessa.
Come per tutte le chiese cistercensi, anche la chiesa di Follina ha
avuto inizio dal lato orientale, dal coro, che inizialmente doveva
giungere al livello della muratura in pietra. La parte in mattoni del
coro e del transetto settentrionale è un'aggiunta posteriore,
forse contemporanea alla costruzione del campanile, anch'esso in pietra
e mattoni, forse posteriore. Le due cappelle che sono state alzate
(infatti c'è il vuoto al di sopra delle volte), e il transetto
hanno un tetto unico, mentre normalmente i tetti restavano separati
anche in caso di rialzamenti.
La costruzione della chiesa prosegu' con le navate che presumibilmente
furono terminate prima del 1268, data in cui fu terminato il chiostro.
Le fasce decorative sulla parte anteriore dell'arco trionfale, datate
dal Toesca alla fine del 1200, sarebbero un'altra conferma.
Il campanile stesso, eretto ai primi del 1300, non pu' essere
contemporaneo alla costruzione della chiesa, perch' interrompe lo
sviluppo del transetto meridionale.
A tale proposito, invece, F. Todescato, nel citato opuscolo, dice che la
costruzione del campanile, inserito, secondo l'architettura cistercense,
nella costruzione della chiesa, è sicuramente anteriore a quella
della chiesa trecentesca, forse contemporaneo alla parte absidale della
prima chiesa che i monaci cistercensi costruirono prima del 1268, anno
del compimento del chiostro.
La Basilica
La chiesa di Follina è costruita quasi interamente in pietra,
è lunga m. 45, larga m. 20 ed altra m. 16.
All'esterno, lungo tutta la chiesa, corre, sotto il tetto, un fregio ad
archetti un po' acuti (archetti pensili), nella navata centrale sono
visibili tracce di pittura. Sotto il tetto delle navate laterali corre
un fregio a piccolo listelli, il corpo centrale, corrispondente alla
navata maggiore, il transetto e le cappelle laterali sono pi' alti
rispetto alla navate minori, al cui tetto è stata data una
pendenza maggiore durante i restauri.
La facciata è di linee semplici ed è mossa da molte
aperture. In centro c'è un portale cuspidato in pietra con sotto
un arco a tutto sesto.
Ai lati ci sono due sottili colonnine che finiscono con capitelli a
palmette. Attorno all'arco corre un fregio a piccoli rombi che si ripete
anche nel rosone. Nella lunetta del portale c'è un affresco molto
rovinato raffigurante Maria in trono con il Bambino e santi, forse del
secolo XV.
Ai lati ci sono due portali molto pi' piccoli.
Secondo il Rumor, questi portali sono stati aperti alla fine del 1700.
Osservando attentamente il portale di destra, si possono notare alcune
'imprecisioni', come ad esempio il capitello di destra troppo sporgente
nella parte esterna, i capitelli del portale di sinistra che sostengono
l'arco interno sono diversi, che fanno pensare che questi portali siano
stati costruiti con materiale preesistente. Manca il fregio a rombi
presente nel portale centrale e nel rosone.
La parte centrale della facciata è divisa in tre parti da due
lesene piatte che, dalla cuspide del portale, giungono al fregio sotto
il tetto, ed è delimitata da altre due lesene che nascono da un
archetto e da due semiarchi.
Le lesene sono un'aggiunta posteriore, infatti quelle interne toccano,
tagliandolo, il rosone.
Il rosone è inserito in una cornice che esternamente ripete il
fregio a rombi presente nel portale centrale e internamente termina con
un profilo a sporgenze e rientranze. La parte decorativa è
costituita da un fiore a otto petali formati da colonnine con capitelli
che partono da un cerchio interno e sostengono degli archetti
intervallati da fori.
Nella facciata ci sono quattro finestre, due allungate a fianco del
portale, altre due, molto pi' piccole, spostate verso i portali
laterali.
I due finestroni centrali hanno la luce ad arco trilobo sormontato da
tre fori, di cui il centrale pi' grande, circolari nel finestrone di
sinistra, ottagonali in quello di destra, e sguancio a sesto acuto.
Sempre nella parte centrale, immediatamente sotto il fregio ad archetti,
c'è un piccolo oculo.
La navata centrale ha quattro finestre per lato di forma rettangolare,
completamente rifatti durante i restauri in sostituzione di grandi
finestre circolari che erano state aperte nel secolo scorso.
Nella navata di sinistra ci sono tre finestre con luce ad arco trilobo,
sguancio profondo ad arco acuto, sopra il quale c'è un profilo in
mattoni e uno dipinto che ripete quello in pietra visibile lungo la luce
della prima finestra partendo dalla facciata.
Nel braccio sinistro del transetto c'è una finestra con luce di
taglio rettangolare e sguancio ad arco.
Sul timpano è dipinto un angelo con libro e verga.
Nella cappella di sinistra, nella parete che prosegue il transetto,
abbiamo una finestra con luce di taglio rettangolare e sguancio ad arco,
costruita durante i restauri con le dimensioni della finestra del
transetto, in sostituzione di una grande finestra a mezzaluna aperta nel
1700. Pi' in alto, non visibile dall'interno, c'è una piccola
finestra con luce a sguancio ad arco ribassato.
Nella parete che fiancheggia il coro abbiamo una finestra con luce di
taglio rettangolare e sguancio ad arco, aperta durante i restauri.
Sopra c'è una finestra con luce e sguancio ad arco acuto. Nel
coro ci sono due finestroni, aperti completamente solo di recente,
lunghi e stretti ad arco a tutto sesto, sormontati da un oculo. Nel
frontone ci sono tre oculi, uno centrale pi' grande e due laterali pi'
piccoli.
Nella cappella destra, nella parete verso oriente, abbiamo un finestrone
come quello della cappella sinistra e pi' in alto una finestra con luce
ad arco tribolato e sguancio ad arco acuto, certamente originale.
La cella campanaria
Il campanile, eretto sopra la cappella laterale destra dopo la
costruzione della chiesa, infatti interrompe il transetto meridionale,
si pu' far risalire agli inizi del 1300.
' in pietra e nella parte superiore in mattoni.
In ogni lato ci sono tre piani di riquadri, due per ogni piano,
interrotti da piccole feritoie, con degli archetti nella parte pi' alta.
Nel lato verso sud, dove nel 1602 i camaldolesi inserirono un orologio,
i piani sono due. L'altezza di questi riquadri aumenta pi' ci si
avvicina alla sommità.
Nell'ultimo piano, cioè nella cella campanaria, ci sono delle
bifore (una per lato) a sesto acuto con una colonnina in pietra al
centro. Sotto il basso tetto corre lo stesso fregio ad archetti pensili
in cotto inseriti in una faccia bianca.
Durante i restauri fu demolita una bassa costruzione adiacente al
campanile che nascondeva una scala esterna di accesso al campanile.
Secondo quanto si legge nel già accennato opuscolo di P.
Todescato, il campanile, di stile romanico, sarebbe precedente alla
costruzione dell'attuale chiesa.
GLi interni della Basilica
La chiesa di Follina è divisa in tre navate di cinque campate. La
navata centrale ha cinque arcate molto ampie a sesto acuto sostenute da
quattro grosse colonne cilindriche tutte uguali e lisce, munite di
capitelli molto bassi con abaco abbastanza largo a forma ottagonale.
Nella terza colonna, partendo dall'ingresso, sono visibili le tracce del
pulpito che, prima dei restauri, era addossato alla colonna stessa. Nel
capitello della colonna di destra del presbiterio è scolpito il
giglio di Francia. L'ultima arcata della navata centrale è
sostenuta da una mensola nella parete dell'arco di trionfo. Dai
capitelli partono delle lesene piatte che giungono fino al tetto a
capriate.
Le navate laterali sono anch'esse coperte da un tetto a capriate
obliquo, rifatto come quello della navata centrale dopo che era stato
coperto da finta volte a crociera, sotto le quali c'erano degli altari.
Nella parete della navata laterale destra sono visibili arcate a muro
che si ripetono anche nella parte esterna del chiostro, dalle quali
forse partivano le finte volte a crociera che coprivano il tetto.
Secondo altri, per', queste arcate sarebbero quanto rimane di una
costruzione preesistente.
La quinta campata centrale, sopraelevata di due gradini rispetto alle
altre, è affiancata da due campate quadrilatere che formano il
transetto pur non sporgendo lateralmente. Le due campane laterali del
transetto si distinguono dalle navate per l'altezza corrispondente a
quella della navata centrale. Due archi a sesto acuto separano le
campate laterali dalla campata centrale (presbiterio), altri due archi a
sesto acuto le dividono dalle navate che le precedono. Un arco a sesto
acuto, poggiante su semplici capitelli, separa il transetto dalle
cappelle laterali che sono sopraelevate di tre scalini. Dopo il
presbiterio, sopraelevato di uno scalino, c'è il coro che ha una
pianta quasi quadrata. Tra il coro e le cappelle ci sono due piccole
porte ad arco. Nella parete destra del coro c'è un arco a muro in
cui è inserita la porta che dà nella cappella. A sinistra
dell'arco, durante i restauri, è stato trovato completamente
murato il lavamano di S. Carlo Borromeo, ora in sacrestia.
Coro e cappelle sono coperte da volte a crociera con costoloni che
partono da mensole, tenuti uniti al centro da chiavi di volta rotonde
con raffiguranti un agnello (cappelle laterali) e il Padre Eterno con un
libro in mano (coro).
La chiave di volta della cappella sinistra è stata trovata murata
nella parete esterna della cappella dei Caduti e riportata dove
attualmente si trova durante i restauri. Probabilmente era stata
asportata in occasione di lavori.
Illuminano il coro due lunghi finestroni ad arco con sguancio liscio. Ci
è stato detto che questi finestroni sono murati nella parte
inferiore e sono stati portati alla primitiva dimensione solo nella
parte esterna. In alto al centro c'è un rosone.
Nelle cappelle laterali ci sono due finestroni, prima murati, con luce
di taglio rettangolare e sguancio liscio con arco a tutto sesto.
Nella cappella di sinistra, verso settentrione, c'è una piccola
finestrina con luce di taglio rettangolare e sguancio liscio ad arco a
tutto sesto, costruita durante i restauri al posto di una grande
apertura a mezzaluna.
La navata centrale ha, per ogni lato, quattro finestre rettangolari.
Nella navata laterale di sinistra ci sono tre finestre con luce ad arco
trilobo e sguancio liscio a sesto acuto.
Nel transetto, a sinistra, abbiamo una finestra con luce di taglio
rettangolare e sguancio ad arco, pi' in alto una finestra a luce e
sguancio rettangolari.
Nella parete del transetto che si alza sopra la navata minore c'è
una finestra a luce e sguancio rettangolari. Sopra l'arco di trionfo,
proprio sotto il tetto c'è una bifora.
La facciata, nella parte corrispondente alla navata centrale, ha due
lunghi finestroni con luce ad arco trilobo e sguancio a sesto acuto, in
mezzo un grosso rosone e, sopra questo, pi' in alto, un piccolo rosone.
Lateralmente, in corrispondenza alla navate minori, ci sono due finestre
pi' piccole con luce ad arco trilobo e sguancio a sesto acuto.
Sopra l'arco di trionfo ci sono due fasce a fresco, fatte riemergere,
durante i restauri, dall'intonaco che le aveva ricoperte. La pi' alta
arriva fino alla finestra bifora situata sotto il soffitto a cassettoni
della navata centrale.
Nella fascia inferiore ci sono figure a mezzo busto comprese in spazi
trilobati. Al centro campeggia il Redentore, alla sua sinistra Maria e
sei apostoli, a destra S. Giovanni e altri sei apostoli.
Gli spazi trilobati sono quindici, alternati a sedici riquadri
trapezoidali con motivi ornamentali a quadrifogli e foglie. La fascia
superiore è divisa in due per tutta la lunghezza da una linea
ondulata; nello spazio al di sopra della curva discendente sono
rappresentati degli angeli con l'aureola, in quello formato dalla curva
superiore ci sono dei riquadri con immagini floreali. Le figure,
restaurate nel corso degli anni, sono state datate alla fine del 1200 da
uno studioso, il Toesca. Posteriori sarebbero invece la decorazione e la
riquadratura triloba. Un decorazione corre anche sopra le arcate della
navata centrale, interrotta dalle lesene, lungo le pareti delle navate
laterali e sotto la volta del coro e delle cappelle. Solo una piccola
parte di questa decorazione è l'originale.
I tre altari esistenti, quello maggiore, quello di sinistra di S.
Bernardo e quello di destra di S. Benedetto, hanno sostituito altri
altari e sono stati consacrati nel 1921. Sui tre altari, quello centrale
e i laterali, sono state erette delle ancone dorate sopra un altare di
marmo. Nell'ancona centrale, al centro, sotto un baldacchino, c'è
la statua della Madonna con Bambino, un'antica scultura romantica,
venerata da molti anni in tutta la zona e oggetto di numerose
contestazioni circa la sua origine.
Nella parete della navata laterale destra c'è un affresco
raffigurante la Madonna con Bambino tra due Santi e un donatore, che
porta la data del 1507. L'affresco, già attribuito al Pordenone,
sembra ora da attribuirsi a Francesco da Milano che lavor' in molte
chiese della zona (Arfanta, Soligo, Lago, S. Maria di Lago, Vittorio
Veneto, Costa, Gai, Castelletto di Pedeguarda, Colleggiata dei Battuti
di Conegliano).
Nella navata laterale sinistra, all'altezza della seconda campata, ci
sono tracce di un affresco raffigurante S. Tommaso d'Aquino con in mano
il libro del S. S. Sacramento. Secondo studi recenti, l'affresco va
attribuito a Tomaso da Modena o alla sua scuola. Sono in corso
accertamenti da parte della Sovrintendenza per una sicura attribuzione.
Alcuni elementi, la mano destra, la scritta sul libro, sono certamente
ridipinti, perch' presentano caratteri pi' grossolani. Tommaso da Modena
potrebbe aver lavorato a Follina durante uno dei suoi soggiorni nel
trevigiano (1349-58 e 1360-66).
Il Chiostro
A fianco della chiesa, a sud, si trova il chiostro. Ha la forma di un
quadrilatero irregolare di circa 25 metri di lato.
Tutto intorno su un semplice muretto poggiano esili colonnine di pietra,
tutte con capitelli di varie forme, sopra i quali ci sono pulmini
rastremati verso l'alto che portano arcature a pieno centro, che si
susseguono senza interruzione anche dove il muretto, ad ogni lato,
è interrotto per il passaggio; qui le arcature poggiano su una
colonnina lunga che scende fino a terra, tranne che nel lato verso
occidente in cui due colonnine binate poggiano su uno zoccolo che arriva
all'altezza del muretto. All'interno il chiostro è coperto da un
tetto di legno a travatura spiovente.
Al centro del chiostro si trova una vasca di marmo, già fonte
battesimale, sostenuta da quattro piastrini e da uno pi' grosso al
centro che poggia su un basamento di due gradini fatto dopo il restauro
del 1921. La vasca, sicuramente antica, poggiava con i pilastrini
direttamente a terra e a un livello pi' basso. Il pilastro centrale si
trovava all'interno di palazzo Barbaris.
Il chiostro fu costruito nel 1268, come attesta una lapide situata nella
parte interne del chiostro, a sinistra della porta che dà in
chiesa (la lapide, prima dei restauri, era all'interno della chiesa), in
cui si legge che il chiostro fu compiuto nel 1268 sotto l'abate Tarino
per opera dei fratelli Arnaldo ed Andrea e dei maestri Zacaria e
Armando.
Non si sa se questo chiostro fu il primo o segu' a un altro pi' piccolo.
Sappiamo che la presenza di un chiostro dove c'era una comunità
di frati era di obbligo e poich', quasi certamente, prima dell'arrivo
dei cistercensi, c'era una comunità benedettina, si pu' pensare
che l'attuale chiostro segu' a un altro. I cistercensi, normalmente,
costruivano in un primo tempo un chiostro modesto e tutto di legno che
sostituivano poi con uno in muratura.
Le arcate del chiostro si susseguono tutte uguali, mentre le colonnine
sono binate o a gruppi, intervallate da colonnine singole.
Partendo dall'angolo sud-est vi troviamo:
Lato est:
Angolo nord-est:
Lato nord:
Angolo nord-ovest:
Lato ovest:
Angolo sud-ovest:
Lato sud:
La copertura dello spazio compreso tra
l'arco ad est e l'arco a sud è a cassettoni appena accennati,
come il resto del chiostro, ma disposti orizzontalmente.
Le colonne che rispecchiano un gusto decorativo contrastano con i
capitelli che sono molto stilizzati. Probabilmente questo contrasto
è dovuto all'incontro di due stili diversi: quello francese
presente nei capitelli a foglie stilizzate, e quello veneziano
orientaleggiante presente nelle colonnine pi' ornate.
' presumibilmente di epoca anteriore alla costruzione del chiostro il
capitello della colonna nel passaggio del lato settentrionale, l'unico
con collarino scanalato. Il capitello è decorato con mascheroni e
animali (aquila e gallo), una palma e una croce greca. Si pu' presumere
che questo capitello sia appartenuto alla chiesa precedente, perch'
nelle abbazie cistercensi erano proibite le figurazioni. Anche in un
altro capitello dello stesso lato si ripetono gli stessi motivi
figurativi, ma con dimensioni pi' piccole.
Attorno al chiostro ci sono le parti del convento medievale che per'
hanno subito molti rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Nel lato
orientale c'è la sacrestia, c'è poi la sala capitolare a
cui si accede attraverso una porta ad arco fiancheggiata da due finestre
bifore. Pi' avanti, dopo la scala che porta al piano superiore del
convento dove si trovava il dormitorio, ci sono due locali, di cui non
si conosce la primitiva funzione. Nel lato meridionale del chiostro si
trovava il refettorio, oggi trasformato in cappella per i caduti, a cui
si accede attraverso una porta ad arco a tutto sesto con due finestre ai
lati pure ad arco a tutto sesto.
Nella parte occidentale del convento c'erano le abitazioni dei conversi.
Nella parete nord del chiostro vediamo una porta ad arco a tutto sesto
che dà in chiesa con sopra una piccola finestra quadrata.
A sinistra della porta si trova la lapide in pietra in cui si legge la
data della costruzione del chiostro. Proseguendo verso sinistra si trova
un'altra piccola porta di legno ad arco acuto. Dopo questa c'è
un'altra porta ad arco a tutto sesto, a destra della quale si trova una
nicchia rettangolare, mentre a sinistra c'è una nicchia ad arco.
Proseguendo troviamo un grande portale ad arco a tutto sesto, da cui
dovevano uscire i converi per raggiungere le loro abitazioni nel lato
occidentale del chiostro.
La parte cinquecentesca
Nel 1535 l'abate commendatario Livio Podacattaro, arcivescovo di
Nicosia, fece costruire un'ala conventuale che si innesta nella parte
orientale del chiostro, precisamente nella parte destra del refettorio e
prosegue ad angolo retto verso oriente.
La data ed il nome del costruttore compaiono nella lapide che si trova
nella parte occidentale esterna del porticato. Nella lapide è
scritto in carattere maiuscolo:
MDXXXV
L.P.A.C.
D.B.F.F.
La costruzione aggiunta, rispetto al chiostro, si abbassa di cm. 75 (5
scalini). ' delimitata da un porticato costituito da cinque arcature a
tutto sesto sostenute da pilastri quadrati che terminano con un anello
in pietra sporgente.
La costruzione prosegue con un corpo a due piani.
La parte superiore, allo stesso livello, è delimitata da 26 archi
a tutto sesto, molto pi' piccoli dei precedenti e sostenuti da 27
colonnine tutte uguali, leggermente bombate con un semplice capitello in
pietra grigia.
Questo porticato gira ad angolo retto verso oriente e costituisce la
parte terminale del convento.
Il piano sottostante è retto da sei grandi arcate a pieno centro,
tre per ogni fianco, occidentale e la parte meridionale, chiuse per
creare delle abitazioni.
In un successivo restauro del 1956 fu portata alla luce la copertura a
travi traversali in legno, prima nascosta da un soffitto a stucco. Per
passare esternamente dal piano superiore al piano inferiore, si scendono
due scalinate interrotte da due spazi verdi delimitati da una balaustra
a colonnine di recente costruzione.
Su gentile concessione e tratto dalla pubblicazione del giornalista del "Messaggero Veneto" Damiano Cesca: "Follina, Cenni storico artistici", Venezia 2000.