TORRI E CASTELLI
Il sistema di difesa della Val Mareno, la cui origine è collocabile fra il VI ed il VII secolo d.C. (contestualmente all'abbandono del villaggio d'altura sul Monte Castellazzo) è rappresentato, innanzitutto, dal castello di Còsta o dei conti Brandolini a Cisòn dov'era acquartierato il grosso degli armati a disposizione.
In second'ordine si rileva il castello di Solighetto, che sovrintende a tutta l'omonima Gastaldia e alle porte meridionali della Valle. In tutte le altre Ville era dislocato un sistema perfettamente coordinato di torri di vedetta, le cosiddette torri di guarda (estremamente significativo a tal proposito è il toponimo Pedeguarda, indicante che la Villa stessa sorgeva, per l'appunto, ai piedi di una torre di guarda - nello specifico si tratta della torre di Farrò) e di cortine (la cortina è costituita da uno spazio recintato ricavato cingendo l'area prescelta di un muro o di un vallo di protezione; al suo interno essa comprendeva oltre alla chiesa ed al cimitero un certo numero di magazzini (canipe, inizialmente costruiti in legno, sostituiti in un secondo tempo da costruzioni più solide e durature in muratura, spesso nucleo iniziale di successive espansioni di un villaggio accentrato.
In momenti di pericolo all'interno della cortina trovavano rifugio gli abitanti del paese, gli animali e le scorte di grano e vino). Le torri di guarda od i ruderi delle medesime nella Vallis Mareni sono individuabili nei punti sopraelevati, da dove si può facilmente dominare il feudo, oppure si presentano nell'attuale riutilizzo, cioè quali campanili isolati lontani a volte una decina di metri dalla rispettiva chiesa, ed architettonicamente dissimili rispetto alla medesima. Da ogni torre o resto medesimo è chiaramente visibile il castrum principale (Castrum Coste) od un'altra torre d'avvistamento. La classificazione topografica delle fortificazioni nella Contea di Val Mareno risulta così composta:
1. Abitato di Cison di Valmarino - possiede il castello di Costa o dei conti Brandolini e il castello di Montalbàn; possiede la torre d'avvistamento posta alla base del paese in località Càl della Pila, la torre d'avvistamento posta nella piazza maggiore (ora adibita a cella campanaria della Pieve di S. Maria) la torre d'avvistamento (quest'ultimo edificio militare si trova ora inglobato nella residenza Cesca - di questa torre rimangono le possenti mura in sasso da oltre un metro di spessore ed un portale - ora cieco - sempre inglobato nell'odierna struttura seicentesca dell'abitazione) sull'antico guado sul torrente Ruio.
2. Abitato di Valmareno - possiede la fortificazione del Castelàz o Ad Castelacium , possiede la torre di guardia posta sul passo di Praderadego denominata Domus Bance, possiede una cortina che ha al suo interno la chiesa di S. Pietro ed alcune canipe o magazzini: essa è documentata a partire almeno dal 1218, possiede il Palatium fortificato ove morì Sofia da Colfosco nel 1175, possiede il Collum Batabule o colle della battaglia, costituito da un grande slargo cinto di mura di grande diametro posto a monte del paese in località Sach nei pressi del tracciato del diverticolo militare della Claudia Augusta Altinate , possiede il Collum de Varda o colle di guardia posto nei pressi della chiesetta di S. Giacomo ove sono ancora visibili inglobati all'interno dell'omonima chiesetta, i resti delle mura perimetrali della torre di guardia che ivi sorgeva.
3. Abitato di Miane - possiede una cortina , possiede la torre di guardia di Artigno riutilizzata come capanile per la pieve di Miane, possiede il notevole ed ancora ben conservato complesso fortificato romanico delle Presòn o prigioni, del tipo in volta latronum, posto in località Fòrca, possiede la torre di guardia posta ai piedi dell'abitato di Miane a monte del cimitero inglobata in un edificio rurale.
4. Abitato di Visnà - possiede il Casteler , una fortificazione ora scomparsa posta nei pressi della chiesa di S.Vito.
5. Abitato di Virgomàn - possiede la torre del Còl Traversèr , molto probabilmente riutilizzata come attuale campanile della curazia di S. Antonio Abate.
6. Abitato di Combai - possiede la torre di guardia in località Ala Tòr, possiede una cortina.
7. Abitato di Campèa - possiede il Collum de Guayta ove è presente una torre di guardia molto probabilmente riutilizzata come attuale campanile della curazia omonima.
8. Abitato di Col.
9. Abitato di Premaor - possiede la torre di guardia, detta la Toresèla, posta in località Col Zanin.
10. Abitato di Tovena - (comprende gli abitati di Sollèr e Gai - con la torre di guardia riutilizzata come attuale campanile della curazia omonima) possiede una cortina, possiede la torre di guardia detta Toresellum posta sullo sperone di roccia che domina alla destra la salita al valico del S. Bòldo, possiede la torre di guardia del Pratum de Guarda , sita nella piazza del paese ed abbattuta nella seconda metà del Novecento per far posto ad un moderno campanile, possiede un posto di guardia comprendente la muda sito sul passo del S. Bòldo.
11. Abitato di Rolle - (comprende gli abitati di Zuèl e Pedeguarda il cui toponimo indica che il piccolo abitato stesso sorge ai piedi di una torre di guarda, nello specifico si tratta della torre di Farrò riutilizzata come attuale campanile della curazia omonima).
12. Villa di Solighetto (comprende gli abitati di Pieve del Contà, ora Pieve di Soligo che possiede la grande torre di guardia riutilizzata come campanile della pieve omonima ed abbattuta nella prima metà del Novecento, di Barbisanello e Farrò che possiede una torre di guardia, riutilizzata come attuale campanile, ed una cortina) possiede il poderoso maniero caminese distrutto dalle truppe filo veneziane dei Da Collalto e poi riedificato dalla famiglia comitale dei Brandolini nel XVI Secolo.
Il villaggio d'altura tardo-romano del Monte Castellazzo (Comune di Follina)
L'insediamento del Castelàz in posizione strategica di fronte all'importante percorso tardoromano, un diverticolo militare della Claudia Augusta, se confermato anche per il III-IV sec. d.C., farebbe pensare ad una comunità di limitanei, cioè di soldati-contadini posti a controllo della strada, ai primi tentativi di costruire un limes interno sulle Alpi.
Più semplicemente potrebbe trattarsi del villaggio d'altura di una popolazione che, a causa degli eventi drammatici di quegli anni, avendo abbandonato le comode ma pericolose sedi di pianura si era trasferita su questo sito fuori mano e quasi inaccessibile. Anche questo insediamento avrebbe vissuto le vicende drammatiche delle guerre gotiche, sicuramente a contatto e coinvolto con i popoli belligeranti nel Veneto: Goti, Eruli (539-541), Franco-alamanni (545-563). Con la riconquista bizantina anche il nostro insediamento sarebbe ritornato sotto l'impero, e presidiato da altri Eruli (563-566). Il ritrovamento di ripostigli di materiali di valore documenta senza dubbio la fine violenta del sito. L'area di insediamento abitativo è prospicente un antico itinerario stradale che correva sull'altro versante della valle e che, secondo l'Alberto Alpago Novello si dovrebbe riferire alla Claudia Augusta Altinate.
Il tracciato della strada romana attraversava la Valmareno proveniendo da Altino, e per il passo del Praderadego conduceva a Zumelle; quindi a Cesio Maggiore (dove venne individuato il miliare di Claudio), a Feltre e su su per il Tesino fino in Valsugana e quindi nella valle dell'Adige. Per una valutazione più recente il tracciato transmontano si riferirebbe concretamente ad un diverticolo tardoromano della stessa via. frequentato giusto in concomitanza con lo sviluppo in altura degli insediamenti militari o paramilitari del Castellazzo (*Marenum castrum?) e di Zumelle ' Castelvint (castrum Gemellae).
Il sito è su un grande terrazzo naturale in pendenza, circa a quota 600, di forma quadrangolare, circondato da impervi declivi in posizione difficilmente accessibile, ed occupa una superficie di qualche ettaro, racchiuso grosso modo entro un perimetro con muri a secco perimetrali che descrivono un pentagono schiacciato con vertice a Ovest. Il terreno si presenta tutto a terrazzi, e tracce diffuse di muri sepolti. Tracce di muri di limitato spessore (60.40 cm.), legati originariamente con malta, sono sono estesamente distribuiti sull'area meno ripida. Sono facilmente rilevabili dagli avvallamenti i resti di muri perimetrali risultano poi evidenti ove si sposti appena con un bastoncino l'accumulo superficiale di materiale vegetale.
Le tracce di muri su gradoni, a livello di fondazione, si erano notate inizialmente con maggiore concentrazione sul lato Sud-Ovest del terrazzamento, dove venivano raccolti con maggior frequenza reperti metallici e ceramici.
Le fondazioni sono organizzate in maniera tale da far pensare a edifici rettangolari. Alcuni edifici, quelli di maggiori dimensioni (circa mt. 6 x 8), suddivisi in ambienti, danno l'idea di essere abbastanza articolati.. Questi hanno orientamenti leggermente variabili, in genere con un lato maggiore volto a Sud-Ovest. Tra gli ambienti ancora riconoscibili citiamo uno stanzino di un metro quadrato circa, con i muri perimetrali emergenti per circa un metro, la pavimentazione in lastre di pietra, e collegato a vani più ampi che sono in parte coperti da macerie.
In quest'area ristretta sono stati rinvenuti frammenti di tegole moderne; da ciò si constata che questa struttura sia stata riutilizzata in epoca recente. Nessun embrice o tegola romana è stato raccolto nell'area, percui si presume che i tetti degli edifici antichi fossero in lastre di pietra, in scandole di legno o in paglia.
La presenza di numerosi chiodi in ferro fa pensare a una massiccia utilizzazione del legno nelle strutture edilizie. Di un altro ambiente rettangolare, su un'area terrazzata a Ovest, si conservano ancora muri a monte con parecchi corsi regolari di pietre, e quasi a raso invece a valle; in un angolo, tra tracce di terreno carbonioso (forse un focolare, si raccoglievano parecchi frammenti di recipienti in terracotta. Sono state individuate forme riferibili ad anfore di tipo Gaza, o del tipo globulare con pareti a fitte pettinature.
Stranamente all'interno dello spazio concluso non si raccoglievano altri reperti. Le chiavi tardoromane, le piccole e grandi toppe o placche di serratura, i chiavistelli, i congegni, dispersi sul sito dimostrano che anche in quei tempi continuavano la consuetudini romane circa la protezione delle proprietà. Il ritrovamento di pezzi di piombo richiama l'uso di tale metallo per sigillare infissi. Per il momento, non ci sono tracce evidenti di opere di fortificazione sul sito.
I materiali sono stati ritrovati un pò su tutta l'area del sito, ma una maggiore concentrazione si è notata sul lato Sud-Ovest dove si possono individuare resti di muri e tracce di ambienti, e dove si presume esistesse la zona abitativa ed artigianale dell'insediamento. La tipologia dei recipienti in cotto di uso domestico è piuttosto limitata, sulla base ovviamente dei pochi frammenti recuperati.
Si riferiscono soprattutto a frammenti di anfore alcune sicuramente tardo romane, in genere cilindriche africane od orientali di tipo Gaza; alcuni frammenti sono riferibili a contenitori globulari pure di origine orientale con le caratteristiche fascie di solcature orizzontali a pettine simili ad Invillino o ad Hrusi'a; altri ancora ricordano il bordo o il fondo piatto di anforette.
Alcuni frammenti documentano la presenza di olle da fuoco di colore nerastro, di un largo piatto a bordo rialzato; altri riguardano vasi troncoconici in pietra ollare di Lavez. Alcuni cerchi in ferro indicano l'utilizzo di contenitori o secchi in legno. Ci sono dei frammenti in bronzo relativi a recipienti da cucina, tra cui un frammento di mestolo; un pezzo di colino risulta addirittura rattoppato più volte (quattro lamine sovrapposte e rivettate).
Sono stati rinvenuti anche parecchi coltelli in ferro ad un dorso a lama diritta; nonch' due "acciarini" in ferro. Frammenti in vetro giallognolo vengono riferiti a bordi e piedi di bicchieri del tipo cosiddetto bizantino. Il sito si presenta a piccoli terrazzi addatti a lavori agricoli, e difatti un'economia basata sull'agricoltura viene testimoniata dal rinvenimento di due vomeri ed di una zappa in ferro. E' stata pure ritrovata un'ascia in ferro, purtroppo senza immanicatura, altre in frammenti. Un frammento in bronzo di forma particolare e tipica farebbe pensare al codolo di un falcetto di tipo preromano.
Sul sito sono state raccolte anche due macine in pietra, ed un grande frammento di mortaio sempre in pietra. Per l'allevamento o la pastorizia praticati in epoca altomedievale abbiamo come testimonianze solo una campanella per animale in ferro; i frammenti in bronzo di due diversi "tintinnaboli", campanelle; e una lama di forbice da tosa a punte arrotondate. In zona sono state raccolte abbondanti scorie di fusione in ferro, che indicano la presenza di attività metallurgiche.
I piccoli oggetti in ferro, con profilo a goccia e sezione quadra ("pani" o strumenti?), sono diffusi, e la presenza di piccoli utensili e frammenti di oggetti in bronzo fanno considerare certa la presenza di qualche fabbro-orefice.
Alcuni pezzi di piombo presentano dei tagli profondi derivati da una qualche lavorazione in loco. Alcuni oggetti rinvenuti assieme hanno fatto subito pensare al ritrovamento dei resti di una cassetta robusta contenente gli attrezzi di un falegname. Sono state infatti raccolte tre massicce cerniere in ferro ancora con i chiodi inseriti nei fori, e numerose lamine metalliche che dovevano avvolgere la cassetta per irrobustirla, ancora con i chiodini inseriti.
Non mancano la chiave di foggia tardoromana ed un robusto aggancio in ferro ritorto con coppiglia ripiegata che era inserita forse nel coperchio. L'interno conteneva un'ascia, un segaccio, un grosso succhiello, due raschietti-coltelli da legno a lama ricurva ed uno a lama diritta, presumibilmente a due manici.
Sono stati ritrovati anche i frammenti di una ciotola cilindrica in terracotta con base piatta e fortemente espansa, e si è pensato al vasetto della colla. La presenza di monete di bronzo e d'argento del III-VI sec.d.C., indica che quella popolazione tardoromana, pur autosufficiente ed arroccata su luoghi impervi, tuttavia non era isolata dal mondo ed intratteneva rapporti d'affari con altre comunità lungo il diverticolo della Claudia Augusta, in piena efficenza in quei tempi.
Notevole il rinvenimento di monetine in argento, quarti di siliqua di età gota, una con leggenda al verso di re Atalarico (527-534), un'altra di Teodato (534-536), due di Vitige (536-540 d.C.), con immagine di Giustiniano imperatore d'Oriente sul dritto, e monogramma del re goto Teodorico sul verso. Per il trasporto delle merci lungo gli erti sentieri che raggiungevano il villaggio venivano impiegati asini, e difatti sono stati ritrovati alcuni ferri adatti ai loro zoccoli.
Gli oggetti d'ornamento ritrovati indicano l'uso di armille (bracciali) terminanti a testa di rettile stilizzata per i polsi, molto diffuse nelle nostre zone in epoca tardoromana; le fibule a croce greca e ad arco con globetti poliedrici (tipo Gurina), talvolta con decorazioni ad occhio di dado fatte col punzone, venivano usate per trattenere il mantello sulla spalla. Sono state raccolte anche due fibule frammentarie ad arco, pseudogote, con placca triangolare sopra la molla; le placche sono decorate con tre globetti ai vertici, ed una con occhi di dado e lineazioni a tremolo lungo i margini.
Mentre le fibbie da cintura, una con incisioni radiali per agemina, servivano ovviamente per stringere le vesti alla vita: ricordiamo che era uso comune legare alla cintura tutta una serie di oggetti di uso quotidiano, dalle chiavi al coltello.
Gli aghi crinali in ferro, con globetto in lega povera d'argento, si addoperavano per acconciare le capigliature o forse per trattenere il fazzoletto come usavano fare le donne della Val Mareno fino a non molti anni fa. Non sono stati per ora trovati orecchini, che pure erano di uso diffuso in quei tempi. Una popolazione che si addatta a vivere su un luogo così disagiato, in un'epoca quale quella tardo romana-altomedioevale così torbida e con pericoli incombenti, non può prescindere da norme elementari di sicurezza e dall'uso di armi.
Sono state ritrovate difatti una punta di lancia di tipo avaro o alamanno, di forma romboidale allungata con codolo a sezione esagonale nella parte mediana, poi tronco-conico, ed alcune punte di freccia a foglia; altre a tre alette con innesto a spina, di tipo orientale, ma usate da tutte le gentes al soldo dei Bizantini. Sono stati raccolti anche alcuni anelli in ferro con le estremità sciacciate, che dovevano appartenere ad una lorica, o cotta in maglia di ferro.
Non sappiamo però se questi armamenti furono usati dagli autoctoni o da invasori che hanno interrotto bruscamente la vita del villaggio. Le punte di freccia a tre alette hanno lo stesso peso medio dei panetti di ferro e potrebbero anche essere di produzione locale.
Su gentile concessione e tratto dalla pubblicazione del giornalista del "Messaggero Veneto" Damiano Cesca: "Follina, Cenni storico artistici", Venezia 2000.